Guinea Bissau AJAD

I FORVIUM AJAD (Associazione giovanile per l’azione e lo sviluppo)

 

Gruppo di giovani tra i 16 e i 36 anni, soprattutto maschi di ogni religione presente sul territorio. Quasi tutti hanno frequentato la scuola di Padre Eugenio, molti hanno continuato fino alla 11°. Qualcuno è all’università. Cercano lavoro.

 

Presidente de Ajad /sector de Nhacra per 2 mandati dal 2007

MAMADU SERIFO DJALO (DJIDJI)

Telemovel 00245-6648686 – 5230982

Email: djidjalo@hotmail.com

Skip – djidji 019

 

30/12/2011

ore 9,30 mi presento a Nhacra per partecipare come relatrice al loro VII Forum.

Ci sono anche Gassmo, Narciso e Infalli.

Come prima cosa DJIDJI mi mostra la costruzione della nuova sede. E’ da ultimare, ci sono le pareti del perimetro e le divisioni interne, manca il tetto. Sarà probabilmente ultimata nel corso del prossimo anno.

Cominciano ad arrivare i giovani. C’è musica davanti alla sede per l’incontro, un ex ristorante (Teca Mana Celeste) non più usato. Dentro vi sono panche anche delle classi di Fanhe…

Oggi è l’ultimo giorno in cui i relatori parlano. Il Forum sui “diritti umani” è iniziato il 27/12.

Alle 11 dopo l’intervento in play-back del cantante e la purea con cucchiaio per tutti, inizio a leggere in portoghese la mia relazione sui diritti dei bambini. Pensavo di essere chiara, in realtà il Presidente tradurrà il tutto in criolo.

Seguono interventi con domande.

Ore 17,30 si riprende con i relatori dei giorni precedenti per conclusione lavori. Ci sono delle ballerine e il cantante in play-beck. Ognuno fa il suo intervanto.

Ore 18,30 fine lavori.

Zinha amministratrice di Nhacra, è dello stesso partito del ministro dell’istruzione, ma residente in Bissau (tel. 6609719 e 909719), mi invita a casa sua.

 

5/1/2012

Salvatore ed io andiamo a Nhacra per partecipare alla pulizia del mercato che abbiamo sponsorizzato già l’anno scorso.

Si propone di coinvolgere l’anno prossimo anche le scuole e l’amministrazione locale, anzi creare “La giornata della pulizia” in tutti i distretti in cui c’è l’AJAD.

Si parla con Simone l’ispettore (vedi file n. 3).

L’impegno di oggi è considerato a tutti gli effetti una delle attività dell’associazione, con molti ragazzi presenti e tanto di firma presenza.

Salvatore collabora donando 20.000 franchi schefa.

 

21/1/2012

Alle 9,30 arrivano a Fanhe DJIDJI, Infali, Negado, Narciso, Stefano, Nhanco, Bulacar, Aisado (donna vice-presidente dell’Ajad), Virginia, Seco, Alfa Amado.

Si portano tutto per il pranzo con l’obiettivo di presentarsi ufficialmente e di scambiare conoscenze come associazioni.

Ci raccontano la loro storia.

Nel 2004 vi è stato un Congresso di giovani del settore di Nhacra, da cui è scaturita l’idea di fondare un’associazione.

Nel 2005 hanno iniziato a organizzarsi insieme ad una commissione provvisoria.

Nel 2007 ci sono state le prime elezioni con divulgazione degli obiettivi.

Nel 2008 la prima assemblea ordinaria con 180 persone.

Ora l’AJAD ha 205 soci dai 16 ai 36 anni. Solo il 20% sono ragazze. Questa carenza è dovuta alle usanze e per problemi sociali (si sposano presto e hanno figli).

DJIDJI è stato il primo presidente eletto e riconfermato per la seconda volta. Sarà in carica fino al 4/2/2014, poi non potrà più ricandidarsi. Mi dà lo statuto.

Gli obiettivi dell’associazione sono molti, ce ne spiegano alcuni:

  • Sventare la povertà
  • Lotta contro l’analfabetismo (DJIDJI insegna agli adulti, 20 alunni per 3 classi. L’Unicef paga il materiale didattico e lui è volontario. Infali insegna al pomeriggio alle donne di tutte le età in un salone per i film. Se trovassero altri volontari andrebbero anche nei villaggi.)
  • Sensibilizzazione presso gli adulti affinchè mandino i figli a scuola
  • Prevenzione salute (lotta contro AIDS e colera. A questo proposito ci spiegano che gli aiuti che arrivano da altri paesi sono distribuiti dallo Stato alle ONG nazionali. Hanno organizzato un servizio di trasporto dei malati di colera in ospedale e di disinfestazione delle case. Poichè nei villaggi la gente non vuole usare le latrine, hanno organizzato una “piece” teatrale da portare in giro per far capire l’importanza dell’uso dei gabinetti, con linguaggi diversi a seconda dell’età dell’ascoltatore. Nei luoghi dove hanno accettato di usarli i casi di colera sono diminuiti.)
  • Diffusione della cultura e dei diritti umani (l’11/6 in Guinea è festa dei bambini. Stefano si occuperà di organizzarla a Nhacra). Consegna di Borse di studio per la prima volta a febbraio 2012 per premiare i migliori di portoghese e matematica della scuola di Padre Eugenio, tra la 5° e la 11°.
  • Diffusione delle vaccinazioni (poichè la natalità continua ad essere alta e la speranza di vita intorno ai 45 anni).
  • Promozione della partecipazione della donna attraverso convegni appositi.
  • Promozione dell’agricoltura attraverso il recupero delle risaie. E’ in programma una cooperativa per la coltivazione del riso su 35 ettari vicino a Nhacra con l’aiuto del governo perchè si vuole diminuire l’importazione dello stesso. Poichè per ora il governo non ha stanziato denaro, stanno cercando altri finanziamenti.

 

Hanno molto lavoro e per cercare nuovi soci vanno nei villaggi intorno a Nhacra.

Tutte le attività sono senza fini di lucro.

 

La loro organizzazione funziona in questo modo:

  1. All’inizio dell’anno sottopongono all’Assemblea il piano delle attività che pensano di attuare per tutto l’anno. Queste vengono effettuate solo se approvate. Se ne nascono altre durante i mesi successivi ne discutono e se approvate saranno fatte.
  2. I soldi arrivano solo dalle quote pagate dagli associati, che spesso ritardano nel pagamento.
  3. Alla fine dell’anno c’è una relazione pubblica di quanto effettuato con relative spese.
  4. L’assemblea si riunisce ogni 15 giorni per organizzare praticamente le varie attività.
  5. Il presidente è eletto ogni 3 anni.

 

L’incontro è proseguito con la presentazione dell’associazione ABALALITE.

 

Margherita propone una manifestazione musicale e teatrale da organizzare il prossimo anno in gennaio con la partecipazione di musici locali e italiani.

A questo proposito se ne parlerà anche con Padre Michael DANIELS (framichael.ofm@gmail.com cell. in Italia 3407366538, sarà in Valle d’Aosta tra l’8 e il 15 luglio 2012, francescano parroco della cattedrale di Bissau), che cantava e organizzava eventi musicali in Italia.

 

Lettera del direttivo

Carissimi amici

il direttivo della nostra Associazione ritiene utile inviarvi alcune comunicazioni.

E’ in piena attività l’opera dei volontari impegnati a portare avanti e perfezionare il Progetto Fanhe.

Paolo appena rientrato dal villaggio ci ha documentato il buon andamento dei lavori, le difficoltà esistenti e le iniziative da sviluppare.

Salvatore è  a Fanhe,  raggiunto in questi giorni da Luciana. Mentre Pino, il nostro presidente, ha già il biglietto per il giorno 10 gennaio.

Numerose sono le iniziative di sostegno e raccolta fondi che l’associazione ha messo in atto qui in Italia, dalla pubblicazione di un libro ai vari eventi ai quali molti di voi hanno partecipato come la giornata a Fontane di Thurres, la nostra presenza alla festa dei dipendenti delle Molinette, divenuta un punto di incontro per associazioni che operano in Africa, le molte presenze a fiere e riunioni per la presentazione del libro La terra dei Gamberi e i sentieri dei Balanta, che è in esaurimento.
Vogliamo anche segnalare che lo statuto dell’associazione è stato registrato il 7 luglio del 2011 agli uffici dell’agenzia delle entrate di Ciriè
Secondo gli articoli dello statuto, l’assemblea  ordinaria è obbligatoria entro luglio. Completate le attività annuali dei soci in Guinea, così con il ritorno di tutti, sarà possibile fare il punto della situazione e approvare il bilancio.

Lo statuto è consultabile al sito www.abalalite.it. Così pure sono documentate le attività specifiche che i volontari realizzano in Guinea Bissau.

Approfittiamo per rinnovare, a chi non lo avesse ancora fatto, l’invito a versare la quota di iscrizione all’associazione per il 2012 e invitare altri amici a fare altrettanto. Il modulo di iscrizione può essere scaricato dal sito e le quote possono essere versate mediante bonifico, spesa 1 euro, oppure alla prima occasione dei nostri incontri.
Augurando a tutti un proficuo anno di solidarietà, ringraziamo sentitamente per il vostro sostegno e la vostra amicizia.

 

 

Per il direttivo      Babbini Guerrino segretario

Leini, 4 gennaio 20132

da I sentieri dei Balanta

BOLANHE

La bellezza delle risaie è uno spettacolo senza confini. L’operosità degli uomini e le risorse della natura hanno realizzato un’armonia che riempie di ammirazione. Tesori che tutti dobbiamo proteggere.

Le piantine del riso stanno preparando le spighe. La loro estensione è a perdita d’occhio. Gli argini di terra compattati con rami di mangrovie, offrono un comodo sentiero. So che non potrei mai percorrerli tutti, credo che il totale dei loro chilometri sia superiore al giro del mondo. Si potrebbero paragonare questi argini, per il lavoro richiesto e che richiedono, alla muraglia cinese. Tra le file regolari delle piante del riso, non un filo di erba, non per il lavoro di mondine, ma per l’acqua salata che dai canali e dai rii viene immessa nelle risaie a fine raccolto.

L’acqua salata invade le risaie, distrugge le erbacce e deposita fanghi fertilizzanti. Torna al mare con le basse maree. Le prime piogge della stagione dilavano la salinità eccessiva e le successive riempiono le risaie in modo abbondante, così può avvenire il trapianto. Le piantine cresciute nel vivaio esplodono in una rigogliosità vivace, ben protette dall’acqua salata, che con le maree torna a lambire gli argini due volte al giorno.

In questi anni i nuovi regimi di precipitazione delle piogge esagerano e, qualche volta, l’eccessiva quantità di acqua annega le piantine o addirittura rompe gli argini e trascina tutto a mare. Questo preludia alla fame.

Peggio sarà quando i livelli dei mari cresceranno, come previsto. Il lavoro per rialzare e rinforzare gli argini è già in corso.

Guerra, siccità e morte nel corno d’Africa

Nord Kenya allo stremo,
non piove da due anni.
E la carestia uccide
L’acqua è venduta a peso d’oro.
Le tribù lottano
a colpi di machete

DOMENICO QUIRICO

Le tre ragazze lo raccontano con una gioia piena, inesauribile, come se fossero Sherazade. Adesso stanno accucciate a un passo dalla sponda che è diventata savana secca e riarsa, nella sabbia bollente e nella crepitante calura. Prima, non era così. Erano loro le prime a svegliarsi all’alba e il mondo attorno ancora dormiva: per andare ad attingere l’acqua.
Non era fatica, quella. L’acqua era vicina, si scendeva la dolce scarpata sabbiosa del fiume. La raccoglievano nelle catinelle metalliche e nei Nsecchi di plastica che poi, aiutandosi a vicenda, si mettevano in equilibrio sulla testa. Chiacchierando e ridendo si inerpicavano per tornare al villaggio. Il sole sorgeva ed era già cattivo, scaldava subito i recipienti. E l’acqua, quella benedizione, palpitava e luccicava come fosse argento prezioso.

Ora al mattino possono levarsi tardi, ma è un dolore che si ripete ogni giorno. L’acqua la porta l’autobotte, quella del governo, che passa ogni tanto; oppure bisogna comprarla dai privati e costa cara. Il tintinnio dei catini e lo sciacquio che svegliavano la gente alla vita sono un ricordo. Perché il fiume, che era grande e largo, è a secco. È imprigionato in una luce bianca, cruda, rigida, di diamante. Ci camminano dentro come fosse una autostrada, si siedono a crocchi, quasi volessero aspirare, nei punti in cui la sabbia resta ancora umida, la freschezza antica.

Siamo nel distretto di Kakuma, nel Nord del Kenya, ai confini con Etiopia e Sudan. Qui al posto dei cartelli pubblicitari ci sono le insegne delle organizzazioni umanitarie: Pam, Unicef, Oxfam. E poi i gesuiti e i luterani, e i salesiani arrivati fin qui con la miracolosa utopia di Don Bosco. L’esercito, straordinario, della carità. I colori sono sbiaditi, si capisce che sono qui da tempo e a lungo resteranno. Il 37% degli abitanti soffre di denutrizione.

Africa: l’anno della siccità e della carestia. Che guizza rapida, agguanta regioni intere, che fino a ieri erano considerate fertili e verdi, a mazzi, avanza su un fronte di centinaia di chilometri. La Somalia con i suoi shabaab feroci è solo un capitolo, ormai la carestia è arrivata all’Uganda, strapazza le verdi colline che piacevano alla penna di Hemingway. Siamo venuti a scrutarne le piaghe nel Nord-Est del Kenya, le regioni del Turkana e del Wajir. Nella regione del Turkana il 30% ha bisogno di aiuto alimentare, il 90% tra loro vive con un dollaro al giorno. La carestia elimina ogni senso di complessità, riduce l’Africa, ancora una volta, a un pugno di slogan emotivi; la disperazione, la morte, gli aiuti.

A Kalokutonyang, dove distese ampie suscitano un senso di eccitazione spirituale e di libertà, un gruppo di donne spacca con le pietre un frutto raccolto nella savana. Fino a quando non l’ha ridotto in piccole scaglie da mangiare, per sé e per bimbi. Sono drappeggiate in vesti fiammanti, alte colonne di collane coloratissime trasformano il loro collo in una scintillante scultura. Bisogna stare in guardia, qui la miseria e la fame si nascondono dietro colori e paesaggi che stordiscono e ingannano. Ora che il bestiame è morto non c’è altro da mangiare. Il villaggio dispone di una piccola scuola che segue questi pastori nelle loro peregrinazioni. Sulle pareti, grandi pannelli che servono per insegnare ai bambini le parole (sono prodotti in India) mostrano, alla voce cibo, come esempi delle lettere torte colossali, gelati scintillanti, dolci pantagruelici.

La siccità non è una sciagura nuova, qui, si ripete con frequenza, la gente sapeva conviverci, dominarla alla fine con le strategie dei poveri. Anche il pastore che mi racconta cosa è successo ha ricordi belli che gli fanno scintillare gli occhi. «Prima» tra settembre e dicembre arrivavano puntuali le piogge, fiumi e torrenti si ingrossavano, ogni conca si trasformava in una riserva d’acqua. Si poteva affrontare senza paura la stagione magra, quella da gennaio a marzo. Poi da aprile altre piogge, anche se più deboli qui, più ricche più a Nord. «Prima» era così. L’anno scorso e quest’anno il periodo benedetto è stato cancellato, il bestiame ha sofferto, è arrivato magro e debole al periodo più duro dell’anno; e anche i raccolti sono stati scarsi. Da aprile c’è la più grande siccità da 60 anni e il bestiame ha cominciato a morire, soprattutto le pecore e le capre. Adesso mi guarda cattivo, incupito dal racconto, appoggiandosi al bastone da mandriano diventato quasi inutile, visto che il suo gregge non c’è più: «Ho visto siccità terribili e anche mio padre e mio nonno, ma quest’anno è diverso, l’erba non ha più il tempo di rispuntare, nasce morta».

Risaliamo la frontiera della carestia, dove si muove infaticabile il piccolo esercito dell’assistenza, i presidi dell’Unicef che distribuiscono cibo, assistenza medica, prevenzione, insegnano a raccogliere l’acqua e a usarla. Impediscono, finora, che l’emergenza diventi una catastrofe. Il paesaggio è come aspirato da un incendio gigantesco, tutto ha assunto il colore bruno delle pietre e delle montagne che fanno da sfondo minaccioso, colline spianate dal rullo di secoli infiniti, scabro triste. Perfino le acacie e la loro ombra magra si sono arrese alla sete. Un altro presidio perduto dove si distribuisce cibo e acqua. Ancora donne, carne viva di questa tragedia. Sono loro che camminano per chilometri per una bottiglia d’acqua, per un sacchetto di farina di mais. Sotto una tettoia, dove ronzano mosche infernali, inferocite dalla calura, fanno crocchio fitto attorno a due infermieri in camice bianco.

 

LE FORMICHE

Se in Guinea, su una strada sterrata, un viottolo o un terreno, ti imbatti in una striscia  nera che attraversa il tuo cammino, in un continuo brulicante movimento, fai attenzione. Non pestarle. Hai di fronte, quelle che i locali chiamano: firminga brabu o firminga pretu.

Si tratta di formiche nere che in fila formano strisce lunghe anche centinaia di metri.

In formazione compatta, ogni componente ha un proprio ruolo. All’esterno si posizionano a protezione le guerriere, molto più grosse delle altre (quasi il doppio) con una grande testa fornita di robuste mandibole.

All’interno ci sono le operaie, più piccole,delegate al trasporto delle derrate o uova razziate ad altre formiche. Tutto in un continuo frenetico viavai.

Se sei interessato o curioso, per poter osservare senza problemi è opportuno prendere alcune precauzioni, non toccarle e non stare vicino con i piedi. Ti attaccano subito, ti pinzano affondando le mandibole nella pelle, sono dolorose e difficili da staccare. Se non ti allontani in fretta possono

invaderti tutto il corpo.

Ho visto una bambina che,dopo essersi seduta (al buio durante la proiezione di un film) vicino ad una di queste scie, alzarsi di scatto. Batteva i piedi per terra (sembrava ballare il ballo dei tarantolati) nel tentativo di farne cadere quante più possibile. Dopo essersi liberata degli abiti, passava con forza le mani su tutto il corpo mentre le sue amiche l’aiutavano strappandole le formiche ad una ad una.

Però hanno anche delle utilità.

Nel sottotetto della camera degli insegnanti, si era insediata una famigliola di pipistrelli.

Dall’imbrunire e per tutta la notte entravano ed uscivano dal nido, zampettando e battendo le ali sulle lamiere non lasciavano dormire. La puzza delle deiezioni diventava sempre più forte ed insopportabile.

Gli insegnanti dopo vari vani tentativi di farli sloggiare hanno deciso una notte di chiudere l’accesso. Probabilmente qualche piccolo è rimasto dentro. Per qualche qualche notte ci furono ancora dei rumori, poi più nulla, salvo un crescente odore di carogna proveniente da sopra.

Cominciavamo a chiederci cosa fare,ci hanno pensato le formiche a risolvere il problema.

Attratte probabilmente dal puzzo, le formiche provenienti dal vicino campo formarono una colonna che dopo aver attraversato il patio si arrampicava sul muro e spariva nel sottotetto.

Poi è iniziata la spola di ritorno verso il nido.

A fine giornata pian piano è sparito l’odore. E’ diminuita anche la processione delle formiche man mano che finivano il loro lavoro di pulizia.

In natura tutto si ricicla, non non si butta nulla, non esistono discariche.  Pino

 

 

NOTIZIE DALLE BOLANHE

Paz et bonum

Carissimo Guerrino,

Come state? Noi stiamo bene, Deo gratias.

Ti avevo inviato sms per informarti sull’incontro che ho avuto con gli uomini e donne grandi di tutti i villaggi di Nhacra, Fanhe incluso. Lo scopo è di suscitare lo spirito di collaborazione di tutta la popolazione per il bene di questo comune di Nhacra.

L’anno scorso ho organizzato tre incontri con gli anziani: con 5 uomini e donne grandi di ogni villaggio di Nhoma (8 villaggi), dunque con 40 persone; con gli anziani e giovani (80 partecipanti); con le sole donne grandi (40 partecipanti). Ma era soltanto con la popolazione di Nhoma.Questa volta, su domanda di tutti, abbiamo organizzato per tutti i villaggi del comune di Nhacra. E’ il primo incontro di questo carattere. I partecipanti sono rimasti molto, molto contenti e auspicano che tale incontro sia organizzato periodicamente.

Con i Bilante-bin-dã e binin-bin-dã, ci comprendiamo. Gli incontri che abbiamo fatto l’anno scorso, hanno dato un buon risultato par la popolazione. Con questo, speriamo, con l’aiuto del Signore, di ottenere un ottimo risultato.

L’altra informazione che tu aspetti con ansia riguarda la diga di Quidé. A Quidé tutto sta andando bene, solo che, non potranno finire come previsto. Sono andato vedere il lavoro fatto. Si ti ricordi, c’è un argine dalla parte di Quidé, il primo che hai visto. Tutta questo argine è stato riabilitato, circa 800 metri. Con i lavori sono arrivati nel punto dove vogliamo mettere i tubi. E’ stato un lavoro colossale. Sono molto contento. Quanto ai tubi, non li ho trovati, ma secondo le opinioni di tanti, i tubi che sono stati messi nelle altre bolagne, si rovinano con l’acqua salata. Allora, sono di opinione di fare un passaggio come quello di Quindefa. Con il ponte di passaggio che rende la manutenzione più facile alla popolazione, altrimenti quando i tubi sono rovinati, si perde tutto. Io sono anche di questo opinione. In questo momento, nel villaggio di Iuncum, sto a riabilitare un antico punto di passaggio di acqua di bolagna . È più facile da riabilitare e fare la manutenzione-

Per il soldi, non arriviamo. Secondo la stima, è necessario, minimo, 5.000 euro per fare un buon lavoro. Ma, loro sono contenti. animati e vi ringraziano tanto.

Che Dio vi benedica.
Padre Armando Cossa

UN PICCOLO LIBRO DALLA GRANDE AFRICA

da La Nuova Voce del 17 maggio 2011

LEINI Un libro per testimoniare  anni di volontariato in Africa. Lo ha scritto il leinicese Guerrino Babbini, assieme ai compagni Daniele Chiarella e Armando Cossa. Si intitola “La terra dei gamberi e i sentieri dei Balanta” ed è edito da Parole e Musica. Il testo è diviso in tre parti: le prime due sono diari dei recenti viaggi di Chiarella in Camerun e Babbini in Guinea Bissau, la terza è un approfondimento di Armando Cossa,  sulla società di quell’area africana.

La sezione opera di Babbini si intitola “Risaie Balanta”, e racconta del soggiorno del leinincese a Bissau, Fahne e altre cittadine e villaggi africani. <L’obiettivo della missione era impostare un progetto di collaborazione per la realizzazione di alcuni orti – racconta Babbini – Assieme ad altri membri dell’associazione mi sono recato laggiù, abbiamo collaborato con i nativi per scavare alcuni pozzi, in modo da “esportare” il concetto di orto, che da quelle parti non è molto praticato>. Sono ormai alcuni anni che l’associazione Abala lite (“Come stai” in lingua Balanta) si occupa di progetti per il rilancio dell’agricoltura e della società africana. <I Balanta hanno un’organizzazione sociale straordinaria, orizzontale, senza gerarchie. Non hanno il concetto di proprietà privata – spiega Babbini – Sono bella gente, intelligente, e sono anche molto puliti. Lo dico perché solitamente non lo si pensa. Nei villaggi si vive come 1000 anni fa, hanno le ruote ma non le usano molto>.

Contrariamente a quanto si può pensare, la Guinea Bissau non è un posto arido, anzi. <Il mare penetra su gran parte del territorio, costituendo ampie zone paludose. Sono stati costruiti lunghissimi argini. Hanno tantissime risaie, infatti io e i miei colleghi siamo andati laggiù proprio per “ristrutturarle”>. Sbaglia chi pensa che laggiù regni la miseria: <Se il raccolto di riso va bene hanno da mangiare, e a meno che non si prendano la malaria o qualcosa di peggio, laggiù sono felici e non ci pensano nemmeno a salire sui barconi e venire in Europa – commenta Babbini – Per questo sarebbe giusto investire su progetti di crescita locali>.

Cosa fa l’associazione Abala lite. Una ventina di soci, una dozzina di volontari attivi, da anni ormai sono impegnati nei vari progetti: <Abbiamo costruito una scuola, scavato molti pozzi per l’accesso all’acqua. Siamo laggiù almeno 6-7 mesi all’anno – spiega Babbini – Io personalmente ci vado una volta l’anno e ci sto un mese. In generale siamo abbastanza lontani dai problemi religiosi, ma collaboriamo con i missionari che lavorano là, sono gente molto seria>.

Il prossimo viaggio? <L’anno prossimo, ma prima di me altri andranno laggiù. Anche perché basta andarci una volta per prendersi il “Mal d’Africa” e voler subito tornare>.

Lorenzo Bernardi

PREMI LOTTERIA PER AUTONOMIA ALIMENTARE VILLAGGI GUINEA BISSAU

1 843 BICI D. VENERE 26”
2 962 IL GELATAIO SIMAC
3 2432 BARBECUE
4 1587 CESTONE PRODOTTI COOP
5 2316 PRESEPE IN LEGNO
6 1483 BATIQUE GRANDE
7 911 CESTO PRODOTTI COOP
8 2264 BATIQUE PICCOLO
9 606 VASSOIO LEGNO
10 796 ALBUM PHOTO
11 1447 PORTA PENNE
12 807 CAPPELO SOLE
13 2202 CAPPELO SOLE
14 251 CAPPELO SOLE
15 675 CAPPELO SOLE
16 1478 SACCA DA SPIAGGIA
17 166 SACCA DA SPIAGGIA
18 1351 SACCA DA SPIAGGIA
19 667 SACCA DA SPIAGGIA
20 570 SACCA DA SPIAGGIA
21 1072 SACCA DA SPIAGGIA
22 526 SACCA DA SPIAGGIA
23 598 SACCA DA SPIAGGIA
24 115 SACCA DA SPIAGGIA
25 987 SACCA DA SPIAGGIA
26 1552 CONF. BALSAMO/SHAMPO
27 2267 CONF. BALSAMO/SHAMPO
28 1477 CONF. BALSAMO/SHAMPO
29 1571 CONF. BALSAMO/SHAMPO
30 2318 CONF. BALSAMO/SHAMPO
31 2114 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
32 1385 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
33 2482 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
34 1231 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
35 842 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
36 1175 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
37 2472 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
38 961 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
39 1778 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
40 2068 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
41 11 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
42 1213 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
43 2074 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
44 1055 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
45 1457 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
46 1793 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
47 1578 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
48 2368 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
49 207 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA
50 2160 PREMIO DI PARTECIPAZIONE A SORPRESA