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Novità!
Avrete notato che il sito ha cambiato look. Abbiamo approfittato dell’aggiornamento della piattaforma wordpress per passare ad un tema più moderno. Inoltre, da oggi il sito si arricchisce di una nuova pagina: la pagina dei downloads, dove i visitatori potranno scaricare i documenti che verranno via via aggiunti. Come inizio vi proponiamo la versione PDF del libro “La terra dei Gamberi – I sentieri dei Balanta” di Daniele Chiarella, Guerrino Babbini ed Armando Cossa.
Il webmaster
Adelia
Una simpatica composizione dedicata ad Adelia.
La potete scaricare da qui.
5 per mille, seconda puntata
5 Per Mille
Foto di Pia a Fanhe 2010
Foto di Guerrino a Fanhe 2010
Paolo a Fanhe
Nel cortile di una morança ho visto come avviene la pilatura manuale del riso. Lo mettono in un grande mortaio di legno e poi viene battuto con mazze che sembrano i legni del baseball. E’ una procedura lunga e faticosa. L’associazione ha portato una macchina per la pilatura con motore a diesel. La lavorazione è automatica e non richiede sforzi.
Con gli uomini grandi è stato fatto un accordo: ogni 10 chili lavorati uno lo danno alla scuola,
Ho terminato l’impianto elettrico, compresa l’installazione delle plafoniere interne ed esterne. E’ stato fatto il collaudo, e quando il tutto era luminoso e funzionante, gli africani presenti mi hanno fatto i complimenti. Da questo momento mi chiamano Paolo elettric. Nel pomeriggio sono arrivati gli aiuti: bambini dai 3 ai 5 anni nudi, sporchi e con il moccio al naso “ troppo belli”, il più piccolo, che si chiama Armando, è stato più di un’ora nella stanza dove lavoro a raccogliere gli spezzoni di filo per farsi delle collane. Vederlo darsi da fare, ogni tanto alzarsi, cantare e ballare era uno spettacolo.
Con Guido, Pino e Salvatore partiamo per andare in Senegal nella località Cap Skirring. Passiamo a Bula, dove ci aspetta Ramani con la sua Toyota da 5 posti. Ramani è un africano di 39 anni sposato ed ha tre figli, per 5 anni ha vissuto a Pinerolo presso i frati Giuseppini ed ha frequentato il Murialdo, scuola professionale, imparando il mestiere di saldatore. Dobbiamo attraversare il rio Varin con la zattera, c’è un caos micidiale di auto e furgoni, però anche tanta armonia di gente allegra. Presto sarà pronto il ponte. Alla frontiera senegalese la prima cosa che ci fanno fare i militari, è quella di farci lavare le mani ad un rubinetto, che versa goccia a goccia. Serve a simbolo di igiene o che altro? Il controllo dei passaporti va a rilento, perché è manuale. Ramarani vede che 2 bulloni dell’albero trasmissioni si sono rotti e non si può proseguire. In effetti durante il tragitto si sentiva un rumore strano. Troviamo due bulloni con dado che vanno bene tra varie bancarelle che ci sono, in una che ripara biciclette. Solita fortuna africana. Prima di arrivare a destinazione, alle 15,30, incontriamo diversi posti di blocco di militari, controllano i documenti dell’auto e del guidatore, controllano ogni cosa per trovare un difetto, persino l’acqua dei tergicristalli, fanno tutto questo per avere dei soldi: potrebbero dirlo subito! Questo viaggio ha messo a dura prova la nostra sopportazione, ma siamo stati tranquilli, in Africa devi essere così, altrimenti te ne stai a casa.
Kap Skirring è una baia con lunghe spiagge, ci sono piccoli villaggi turistici, ma di turismo non ne abbiamo visto. Il posto, molto bello, denuncia un incipiente degrado. E’ zona di pescatori, la mattina presto li vedi che escono in mare con le loro barche, che sembrano delle piroghe. Stanno fuori per diverse ore ed al loro ritorno li vedi soddisfatti, perché la loro pesca è stata abbondante. E’ un mare molto pescoso. Vicino alle lagune di notevole estensione ci sono molti boschi di palme. Intorno alberi ricoperti di foglie e fiori di color rosso e giallo. Non essendo pittore, capto questi bellissimi colori con la digitale.
Viaggio di ritorno a Fanhè. Il viaggio è stato meno tormentato, solo 5 ore e mezzo. A cena Nello ha preparato 4 teglie di pizza……GRANDE!!!
Ho visto distruggere un termitaio. Il suo terriccio contiene sali minerali che servono per concimare il terreno. Questa montagnola di terra, può raggiungere l’altezza di 3 metri, è stata costruita da tante piccole formiche. La loro regina è paragonabile, per dimensione, a un dito indice. Emette una saliva che diventa nutrimento delle formiche.
Ho terminato l’impianto elettrico, compresa l’installazione delle plafoniere interne ed esterne. E’ stato fatto il collaudo, e quando il tutto era luminoso e funzionante, gli africani presenti mi hanno fatto i complimenti. Da questo momento mi chiamano Paolo elettric. Nel pomeriggio sono arrivati gli aiuti: bambini dai 3 ai 5 anni nudi, sporchi e con il moccio al naso “ troppo belli”, il più piccolo che si chiama Armando è stato più di un’ora nella stanza dove lavoro a raccoglie gli spezzoni di filo per farsi delle collane. Vederlo darsi da fare, ogni tanto alzarsi, cantare e ballare era uno spettacolo.
E’ l’ultimo giorno della mia permanenza a Fanhè, ho trascorso questo periodo con un bel gruppo di volontari con i quali c’è stata un’ottima convivenza, a cominciare da Guido un po’ taciturno, ma ottimo organizzatore. Con Pino e Salvatore bellissime serate sotto le stelle a discutere di tutto di più. Nello grande cuoco, con il suo arrivo ho ripreso i 2 kg perduti. Carlo gran lavoratore, grazie a lui se ho bevuto del buon vino. Simone si è adattato bene dopo l’avventuroso viaggio, sta dando una grossa mano nei lavori. Con Luciana ho passato solo una settimana, ma è una donna tanto comunicativa, che sono sembrate due. Mi mancheranno tutti, ma chi mi mancherà di più sono gli africani di Fanhè e sopratutto i bambini che non ho mai sentito ne visto piangere.
Paolo
PERCHE’ FANHE
Sono appena tornata da Fanhè, un piccolo villaggio di 600 persone lungo il rio Mansoa in Guinea Bissau. Vi sono stata circa un mese, con l’obiettivo di collaborare con i maestri per migliorare la qualità della scuola elementare attiva da settembre 2006. Attualmente frequentano più di 200 studenti dai 7 ai 26 anni, divisi in due prime, una seconda, due terze e una quarta.
Ogni martedì sera ci siamo incontrati (noi volontari con i tre maestri elementari, le due maestre dell’asilo e la bidella) e abbiamo affrontato vari problemi tra cui la mancanza di materiale scolastico e di libri. Abbiamo scoperto che in tutta la Guinea non esiste una libreria, ma solo un luogo dove acquistare i testi curricolari di 1° e 2°. Per la 3° e la 4° abbiamo poi trovato al mercato dei testi fotocopiati e/o di seconda mano, ma ormai eravamo di ritorno e non abbiamo potuto comprarli. Poiché avevo portato dei libri di favole sia in italiano che in portoghese, ho pensato di creare una piccolissima biblioteca con tanto di tavolo e panca per leggere e/o svolgervi i compiti (i ragazzi vivono in capanne di terra, pulite, ma senza tavoli né luce elettrica). Su richiesta delle maestre siamo andati in capitale ad acquistare materiale vario per l’asilo (forbici, fogli, colla, cartoncini), 3 forniture complete di libri per la 5° elementare che saranno date a luglio agli studenti migliori della quarta come borsa di studio per incentivarli a proseguire gli studi e uno rimarrà in biblioteca. A Lisbona avevamo comperato 3 dizionari per i maestri, libri per bambini e documentari DVD in portoghese, che mostriamo con il nostro computer e proiettore. Abbiamo preparato 12 borse (nel vero senso della parola, in quanto i ragazzi vengono a scuola con quaderno e matita nel sacchetto di plastica), con dentro materiale di uso comune (matita, biro blu e rossa, temperino, 12 matite colorate, quaderno, portapenne) da dare ai due studenti migliori per ogni classe a luglio a fine scuola.
… ma perché proprio a Fanhè e non in un altro posto nel mondo?
… perché ho lasciato casa, famiglia e lavoro per stare con gente sconosciuta, pagandomi il viaggio e tutte le spese?
La domanda mi è stata posta da una collega che ascoltava il mio racconto ai ragazzi in classe… e mi ha spiazzato. Poteva sembrare ovvia la risposta: per aiutare gli altri! Mi sono resa improvvisamente conto che non era così, che il bisogno che mi ha spinto laggiù era ben altro. In realtà me l’ero chiesto più volte mentre avevo caldo (38° all’ombra al pomeriggio), mentre avevo freddo la sera per il finestrino rotto della macchina, mentre ero stanca di sobbalzare sulla strada sconnessa. Non mi ero data risposta, vivevo il momento stando sempre attenta a stare fisicamente bene il più possibile, perchè non ci sarebbero stati medici nelle vicinanze. Man mano che passava il tempo mi disintossicavo dalla fretta convulsa della nostra vita quotidiana, mi adattavo ai tempi lenti dell’Africa. Mi rilassavo e cominciavo a vedere più da vicino la vita quotidiana della gente del posto.
Le donne faticano dalle 4 del mattino alla sera alle 22 per prendere l’acqua al pozzo e portarla a casa o agli orti con i piccini sulla schiena qualsiasi cosa facciano. I bimbi fanno i pastorelli dall’età di 6 anni. Le bimbe aiutano le donne dall’età di 3 anni. Gli uomini coltivano e tagliano il riso per la famiglia o fanno i mattoni con la terra cotta al sole. Tutti, ma proprio tutti sono sempre gentili e disponibili alla chiacchiera, non si affrettano mai, apparentemente non bisticciano tra loro, sono quasi sempre allegri, nonostante non siano garantiti i bisogni primari e tutto sia precario.
Pensavo di andare a portare un pezzo della mia civiltà, in realtà ho imparato molto più da loro. Ho scoperto che le priorità sono altre, molto più semplici. Con gli altri volontari al mattino si decideva che cosa fare in base ai bisogni primari: avere l’acqua da bere andandola a prendere dai frati missionari, avere l’acqua per la doccia facendo funzionare la pompa immersa nel pozzo, contrattare il prezzo della papaya o del pesce o della gallina (viva) che i balanta ci portavano. Se tutto ciò era a posto si poteva passare al motivo per cui eravamo lì e quindi trovare il modo di far venire agli incontri più gente possibile per parlare degli orti, della scuola, del nuovo pozzo o della cucina da costruire.
Andavamo a letto entro le 22, dopo essere stati sotto le stelle, circondati dai bimbi nudi coperti da un semplice lenzuolino di cotone, a chiacchierare, senza telefono, senza televisione, senza internet, senza luce. Ho scoperto che tutto ciò non mi mancava… ho scoperto che ogni sera il cielo è diverso, sembra che si muova, avevo più tempo per pensare… Allora uno si sente più ricco al ritorno, nonostante abbia speso tempo e denaro. Si sente più ricco dentro, di qualcosa non quantificabile in tempo o denaro, di qualcosa di molto profondo che ti lega all’umano, all’altro che è sempre e comunque sereno anche se non possiede tutte le comodità della tua vita.
Senti di essere solo una goccia nel mare dell’Africa, ma che vale la pena di essere lì anche se solo uno di quei bimbi trarrà beneficio dalla tua esperienza e scopri che il vero motivo che ti ha spinto ad andare è perchè li nell’incontro umano, ti senti bene tu….
Luciana
UN PENNELLO VOLA
L’idea di realizzare un laboratorio di attività espressive con i bambini di Fanhe mi è venuta mentre stavo decorando una parete del Jardim infantil, che sarebbe stato inaugurato di lì a poco. I bambini che venivano a trovarmi mentre lavoravo erano affascinati dal colore e dai pennelli. E così quest’anno sono partita carica di carta, tempere e pennelli donati dagli allievi della pof.ssa Midolo del Primo Liceo Artistico Statale di Torino. Abbiamo così iniziato a dipingere il sole, sotto l’ombra del poilon, insieme ai bambini del Jardim e della scuola primaria e le volontarie Cristina e Luciana nello spiazzo antistante gli edifici. A poco a poco si sono aggiunti i pastorelli che non frequentano la scuola, gli n’ghês (adolescenti tra i 16 ed 19 anni), i thom (ragazzi tra i 19 ed i 22 anni) e qualche bilante bindan (uomini grandi).
Il laboratorio è una pratica consolidata nella didattica sia artistica sia teatrale. E’ luogo e condizione di ricerca appartata e protetta che indaga in profondità le ragioni e le possibilità dei partecipanti per dare corpo e senso al proprio operato ed al proprio immaginario. E’ ed è stato un luogo aperto di incontro nonostante le difficoltà esistenti a comprendersi con l’uso della parola a causa del groviglio di lingue usate (balanta, kriol, saltuariamente portoghese o francese o italiano).
Il laboratorio è stato allestito come mezzo di esplorazione reciproca tra abitanti della tabanka, volontari presenti a Fanhe e studenti di Torino del Primo Liceo Artistico Statale, con i quali è stato costruito un ponte ideale – una connessione – attraverso il quale possano scivolare immagini e strumenti per una reciproca relazione e trasmissione di immaginari, per scoprire differenze, somiglianze, risonanze; per scambiare mondi e scoprire che l’altro, tanto diverso, non è poi così dissimile da noi.
margherita dotta rosso Torino, marzo 2010
